Vincenzo Parea, un maestro della pittura analitica. A Vigevano a Palazzo Sanseverino una quadreria che segna e colora il respiro del mondo.

Nella città in cui vive, a Vigevano, l’artista Vincenzo Parea tiene una  “personale” a dir poco illuminante e storica,   allo Spazio B di Palazzo Sanseverino, dopo una serie di esposizioni in giro per l’Italia e l’Europa. Artista di chiara fama, esponente di spicco dell’arte analitica, da anni procede all’analisi della linea che interseca il colore e alla metafisica del colore stesso che vive di una riduzione significante di monocromie.
Mostra privilegiata questa che Parea intercetta nella sua città  con opere che sono declinate attraverso  forme geometriche, classiche e riconoscibili, capaci di modificare profondamente dall’interno i sistemi percettivi e le coordinate spaziali, portandosi verso una decostruzione dello spazio in virtù della luminosità e della grammatura del  colore che scardina  la stessa forma geometrica, aprendo a un perimetro infinito, lontano dalle categorie del reale.
Parea alla elementarietà della materia  fa vivere l’essenzialità operativa, ovvero esplora una pittura singolare, ipernuova,  iperplastica, iperdisseminativa a motivo delle varianti e delle stesure dello stesso colore che  grazie a un  “grado” o gradazione del corpo cromatico in espansione spaziale  fa sprigionare all’opera  una prospettiva pulsante. Il colore all’interno di questi campi geometrici (quadrato, tondo, ecc.), apre a diverse intensità, diviene luce-colore  che dialetticamente muove verso la perfezione dell’assoluto, facendo così dialogare la pittura, la metafisica e la scienza, e correlando l’interiorità e il tutto. Artista a tutto campo, Parea muove da modulazioni, onde cromatiche che aprono a campi di colore, e ogni opera diventa una sorta di scatola delle meraviglie dove la tonacatura  del colore  si apre a vuoti e pieni per via della densità e della concentrazione tonale sulle superfici che paiono come sospese sulle pareti. In questa fase tarda d’età l’artista lavora  a una profondità inafferrabile, profondità beninteso interiore, assoluta, infinita.

Ogni opera diviene una somma di spazio, luce, forma e materia-colore; in essa vive un concentrato di energia  significato come assorbimento luminoso. E dire che l’azzeramento della pittura, in libertà oltre ogni immagine pensata o riflessa, ha portato Vincenzo Parea  a vivere la pittura analitica e  monocroma (azzurri, blu, viola, aranciati, gialli, neri, bianchi, rossi, ecc.) e indirizzarla al cuore del mistero e della visione, al segreto del mondo che ci contorna e accoglie, a fare della cromia da sfavillante a misura affrescante, e della geometria sagomata con uno specifico interesse per la percezione luminosa. Ormai Parea vive la sua pittura come  porta verso il pensiero e la conoscenza, o meglio verso la poetica dell’essenzialità, dell’immaterialità e  dell’assoluto. 

Maestro del “Sein und Zeit”, ritaglia col segno le superfici, misura l’universo, traccia a colori il movimento delle cose  e per finire concretizza geometricamente una dimensione infinita nella forma finita dell’opera. Questa mostra, dopo quella fiorentina a Palazzo Borghese  sottolinea il suo dipingere tra echi spaziali, intrecci timbrici, radici emozionali e razionali; le opere sfinestrano  una poesia della  luce/colore  che ormai è divenuta leggendaria e si propaga come un respiro.

Carlo Franza

FONTE: blog.ilgiornale.it