[Articolo] Vincenzo Parea, monocromi e pittura analitica. La sua fenomenologia del colore riscuote a Berlino un’accoglienza trionfale.

E’ risultato tra i vincitori del Premio delle Arti Premio della Cultura 2014 al Circolo della Stampa di Milano,segnalato da una giuria internazionale con la seguente motivazione: “Per la sua astrazione concettuale affidata a monocromie che si accendono anche di strutture interne geometriche tonali, Vincenzo Parea si pone artista concettuale di portata extraeuropea, e ci consegna forme e composizioni con il senso dell’armonia, della misura, della generazione, e della luce-colore sempre ascensionale”.

Vincenzo Parea (Vigevano, 1940) è fra quegli artisti italiani, pochi per la verità, che vanta un curriculum di eccellenza, con prestigiosissime uscite in Italia e all’estero, e portando la sua pittura monocroma all’attenzione del pubblico, della critica, e del collezionismo. Ora due esposizioni lo vedono posto all’attenzione dei più, una mostra a Firenze al Plus Florence e una seconda di grande impegno e fortuna al Plus Berlin di Berlino  in un progetto locato in un edificio neogotico – già nobile scuola di grafica – con cent’anni di storia alle spalle, a ridosso del più lungo tratto superstite dell’ex Muro di Berlino, nel quartiere di Friedrichshain, la zona più movimentata della città, ricca di art cafè, locali, negozi di abiti vintage, antiquariato, musica e altro.

La sua personale rientra in un Progetto più ampio che ha nome “Strade d’Europa” e ha trovato l’attenzione delle più alte istituzioni pubbliche e culturali della Germania.

Quella di Vincenzo Parea è un’astrazione rigorosa, assoluta, unica, capace di trasmettere un ordine generale universale e armonico.

Ciò che cerca non è il caos ma il suo contrario, un ordine in cui trovi spazio la mente umana. Astrae forme e composizioni, liquefacendo tutta la materia nel colore.

Un colore monocromo che pulsa per le varianti minimali che accendono la struttura interna geometrica. Le opere svelano un tessuto, un’epidermide stesa e raggelata, resa astratta e solida, per cui la memoria della realtà è distillata in pura forma. Cromie vibranti, intersecanti, i cui valori sono leggeri ed esatti, dove tempo e movimento, variabilità e instabilità percettiva sono attivati dalla luce, tanto che gli spazi del campo visivo sono originati dalle proiezioni sui piani, lasciando leggere una geometria dello scarto,messa in relazione al luogo del suo possibile accadere nella percezione umana.

La sua è quindi sempre stata una forma di progettualità che ha continuamente assunto una forma elementare, geometrica, aperta, anomala, offerta ai possibili imprevisti della luce che radente batte sul colore, e questo scarto della casualità è componente intrinseca e non accidentale connaturata al farsi opera dell’idea generata dalla sensibilità.

L’intervento spaziale del colore lungo i perimetri della geometria assume una dimensione ascensionale fatta di polarità bicrome vibranti.

Leggerezza, esattezza, sovrapposizione, variabilità delle forme, addensamento, compressione, costruzione, articolazione, superfici generanti, e molto altro, spiegano l’attualità della sua opera cromo-spaziale, e ne fanno quel gran gioco di una geometria senza limiti,ormai divenuta immagine della luce.

Vincenzo Parea trova così ancora oggi l’attenzione del collezionismo, le sue quotazioni sono in ascesa e la sua pittura analitica è tra le più mistiche e fortunate del nostro tempo.

Carlo Franza

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